Riflessioni sulle misure per la liberalizzazione

In questi mesi si è molto spesso sentito parlare del Decreto liberalizzazioni e del suo impatto sulle assicurazioni.
Le misure più discusse sono state l’introduzione della scatola nera obbligatoria, l’obbligo di plurimandati per gli agenti assicurativi, il divieto per le banche di affiancare una polizza vita al mutuo, l’adozione di una tabella unica nazionale che eliminasse i risarcimenti di lieve entità (colpi di frusta) in caso di sinistro e l’istituzione di organi ad hoc volti a identificare i comportamenti fraudolenti in ambito assicurativo.

Molti esperti del settore hanno criticato il Governo per avere preso delle posizioni in un ambito così spinoso come quello delle assicurazioni, senza essersi confrontarsi con gli operatori che tutti i giorni vivono e si muovono in questo mercato.
A causa di questa sinergia mancata, tra Governo e operatori del settore, è accaduto che alcuni interventi in materia abbiano finito per essere soltanto un ostacolo agli stessi obiettivi che il Governo si era prefissato di raggiungere.

Facciamo l’esempio della scatola nera: a oggi quasi un milione di automobilisti ha scelto – dopo che il testo è stato discusso in Parlamento – di installare il dispositivo sul proprio veicolo.
A fronte di questo dato, il Governo ha prescritto alle compagnie di assicurazione una diminuzione del premio di assicurazione in caso di presenza del dispositivo, ma l’ammontare dello sconto in polizza di fatto non sembra sufficiente a compensare l’effettivo esborso relativo al canone annuo di abbonamento sostenuto dall’utente; infatti il dispositivo deve collegarsi a una centrale operativa al fine di registrare tutte le informazioni sui movimenti del veicolo e questo comporta dei costi vivi. Quasi un oltraggio, specie se navigando sul web si scopre che esistono applicazioni per smartphone in grado di trasformare il proprio cellulare in una sorta di scatola nera, il tutto con pochi euro di spesa.

Primavera: tempo di dichiarazione dei redditi

Con la primavera arriva anche il momento di consegnare la dichiarazione dei redditi e molti cittadini dimenticano di portare in deduzione, o detrazione a seconda dei casi, tante spese che essendo diffuse si tende a trascurare. Per esempio, una tra queste è la possibilità di detrarre una quota della propria assicurazione auto.
Vediamo, nello specifico come funziona.

Innanzitutto, è bene sapere che nel premio di ogni polizza di assicurazione auto o moto è compreso un importo che versiamo al SSN, ovverosia il Servizio Sanitario Nazionale.
Questa percentuale, che oggi ammonta al 10,5% del premio complessivo di ogni singola polizza, è una somma a carico dei cittadini volta a tutelare la loro salute in tutti i casi in cui, a seguito di sinistro stradale, si possano riportare delle lesioni, lievi o gravi che siano.

Tale importo può essere incluso nella dichiarazione dei redditi e dedotto dal reddito complessivo, sia per quanto riguarda la propria assicurazione che per quella dei familiari fiscalmente a carico.

Spesso alle polizze di responsabilità civile obbligatoria viene affiancata la garanzia “ infortuni del conducente”, che come si può dedurre, copre il conducente dai potenziali danni subiti a seguito di sinistro.
Anche in questo caso si può chiedere fiscalmente all’erario il rimborso di una quota del premio pagato, senza dimenticare che la parte detraibile riguarda soltanto i casi di morte e invalidità permanente sopra il 5%.

Rc auto: tariffe uniche da nord a sud

La commissione del Senato ha approvato un emendamento che obbliga le compagnie di assicurazione a praticare offerte identiche su tutto il territorio nazionale, da nord a sud.
Questa misura, secondo la commissione Industria, si è resa necessaria per tentare di livellare le disparità territoriali presenti nel nostro paese, soprattutto nel mercato dell’assicurazione auto.

Ovviamente l’obiettivo dell’emendamento non è di rendere indiscriminatamente uniche le condizioni assicurative, anzi. La novità riguarda esclusivamente i guidatori più virtuosi, ovverosia gli automobilisti che nel corso degli anni non hanno causato sinistri con responsabilità.

Nonostante l’emendamento non sia ancora stato convertito in legge, si è aperta una accesa discussione fra i vari attori coinvolti.

Infatti, da un lato, le tariffe uniche dell’assicurazione auto faranno felici gli automobilisti del sud, dall’altro è anche vero che le differenze territoriali esistenti sono causate da un maggior numero di sinistri causati nel Mezzogiorno e che quindi, con le tariffe uniche, graveranno sulle spalle degli automobilisti del nord.

Riparazione del danno o indennità assicurativa? Ora decide Monti

Il Governo Monti, dopo il decreto Salva-Italia e il decreto delle liberalizzazioni che per quanto ne sappiamo dovrebbe comunque influenza anche le assicurazioni, promette nuove modifiche nel settore RC auto.
Stando a un disegno che è tuttora in discussione, è allo studio un dispositivo di legge che mira ad abbassare l’entità dei rimborsi per ogni sinistro.
Ad oggi, in media, ogni sinistro vede rimborsare all’assicurato una cifra che sta intorno ai 1.700 euro e non sempre questo genere di costo sembra giustificato.

Il Governo, dunque, propone una contromisura secca per calmierare l’inflazione che tocca l’intero settore: il punto sarebbe concedere alle compagnie di assicurazione la possibilità di riparare in proprio le auto sinistrate, anziché liquidare alla parte lesa l’ammontare del danno.

Questa piccola rivoluzione dovrebbe spingere le compagnie a dotarsi di officine convenzionate, risparmiando notevolmente sui costi e, al contempo, contrastando il fenomeno delle fatture gonfiate che oltre alle tante situazioni di ogni giorno, affligge – ahinoi – anche il mondo dell’assicurazione auto.

Tale dispositivo concederebbe in ogni caso all’automobilista la facoltà di non riparare il danno presso l’officina suggerita dalla compagnia di assicurazione o, in alternativa, di non ripararlo affatto. Tuttavia, rifiutandosi di riparare l’auto o di avvalersi di un’officina convenzionata, l’automobilista riceverebbe soltanto il 70% dell’importo stimato a copertura del danno.

Assicurazioni: gli italiani non ne sanno abbastanza

E’ una verità forse risaputa, ma a metterla ulteriormente a nudo è una recente ricerca commissionata da Chiarezza: le assicurazioni sono una materia sulla quale la maggior parte degli italiani non sa nulla e, soprattutto, sulla quale gli automobilisti mostrano un netto rifiuto, evitando di informarsi. Eppure, è evidente che saperne di più aiuterebbe molto.

Dall’indagine statistica condotta su un campione rappresentativo di italiani è emerso che all’interno del 60% delle famiglie è l’uomo a interfacciarsi con l’offerta assicurativa per l’RC auto: ciò significa che è lui a recarsi dall’agente per stipulare la polizza o a navigare su internet informandosi sulle compagnie e le relative offerte commerciali.
Al contrario, soltanto nel 13% dei casi sono le donne a curarsi “in maniera esclusiva” del rapporto con la compagnia assicurativa.

Sulla preparazione, anche nel dettaglio, della materia assicurativa: nella maggioranza dei casi il campione interpellato dichiara di saperne a sufficienza per prendere una decisione avendo analizzato i principali aspetti connessi al servizio; di contro, soltanto un 29% ammette la propria ignoranza, perlopiù adducendo come alibi il fatto di non occuparsi di persona della stipula della polizza.
Di questo 29%, un ulteriore 35% vorrebbe però colmare il gap informativo approfondendo in futuro l’argomento, mentre il 33% segue il tema soltanto in circostanze eclatanti o nel caso di notizie che approdano alla cronaca nazionale.

Assicurazioni auto e legge Bersani: quanto ne sanno gli italiani?

Fin dalla sua entrata in vigore, la legge Bersani del 2007 ha influenzato profondamente molti settori economici e tra questi anche il mondo delle assicurazioni auto. Quello che era un decreto orientato alle liberalizzazioni e allo snellimento di alcune pratiche che per il cittadino medio potremmo dire quotidiane, ha di fatto facilitato moltissime situazioni legate alla copertura RC auto.

Ora, a ormai quasi cinque anni dal decreto Bersani, sarebbe interessante capire quanto ne sanno gli italiani e, nel qual caso, anche come ha modificato il loro rapporto con il mondo dell’ assicurazione. Ad aiutarci in questo frangente è Chiarezza.it che qualche giorno fa ha pubblicato i risultati di un sondaggio rivolto a un campione rappresentativo di italiani e volto a censire la conoscenza che i nostri concittadini hanno sui diritti e i doveri in fatto di assicurazioni auto.
In particolare, all’interno di un questionario più ampio, una delle domande somministrate riguardava proprio la legge Bersani che consentì per la prima volta di utilizzare la propria classe di merito o quella di un familiare convivente per assicurare una nuova auto.

Sulla conoscenza di questo decreto il 73% degli intervistati ha saputo rispondere esattamente; mentre il 10% crede che questa norma riguardi la patente a punti, un altro 10% per contro ritiene che grazie a questo decreto si siano trasferiti all’assicurazione moto certi privilegi che riguardano l’assicurazione auto e, infine, un restante 8% pensa che in virtù della legge Bersani sia stata abolito l’obbligo di esporre il contrassegno assicurativo sul parabrezza.

Insomma, in materia di informazione sulle assicurazioni senz’altro sarebbe auspicabile una maggiore conoscenza diffusa da parte di tutti, visto che la polizza RC auto è un obbligo, ma innanzitutto un atto di responsabilità come indicato dal termine stesso: “civile”.

Uno studio UNRAE mette a nudo il bollo auto

L’UNRAE, l’Associazione delle aziende automobilistiche estere operanti in Italia, ha di recente pubblicato uno studio che sottolinea come nel 2010 sarebbero stati evasi ben un miliardo di euro per quanto riguarda il pagamento del bollo auto.
Lo studio è stato condotto incrociando i dati dell’ACI riferiti alle auto circolanti nel 2010, pari a 36.751.311, con le banche dati dell’Associazione stessa; da questo numero sono state sottratte le auto esenti parzialmente o totalmente dal pagamento del bollo.

Il risultato è stato che le auto che nel 2010 avrebbero dovuto pagare il bollo sono 34.650.000 e, a fronte di un’entrata complessiva di 5,6 miliardi di euro accertata dall’ACI, l’imposta di bollo per l’anno di riferimento avrebbe dovuto generare un gettito per 6,6 miliardi di Euro.

L’UNRAE – ha dichiarato Gianni Filipponi, Direttore Generale dell’Associazione – è disponibile a collaborare con l’ACI e le Istituzioni preposte, mettendo a disposizione i dati e le conoscenze acquisite, al fine di un repentino accertamento e recupero delle imposte presumibilmente evase, sia riferite al bollo auto che quelle, pure rilevanti, inerenti le assicurazioni RC auto. Tutto ciò nella convinzione che le maggiori entrate potrebbero essere di ausilio ad un recupero del mercato automobilistico italiano, qualora destinate a progetti mirati”.

Quello che tutti auspicano è che, così come avverrà a breve per le assicurazioni, anche per la tassa di possesso venga introdotto un sistema di accertamento automatico e immediato.

Le Assicurazioni sempre piu’ sensibili ai rischi ambientali

Nel mese di dicembre si è tenuto a Durban, in Sudafrica, il summit dell’ONU sul climate change. Secondo alcuni esperti del settore, il summit non è stato soddisfacente, in quanto come sovente accade in tali occasioni i partecipanti sono rimasti fermi sulle loro posizioni e, dunque, non si è trovato un accordo sulla protezione contro il cambiamento climatico.

Tuttavia, da un recente studio della PricewaterhouseCoopers, si evince che il settore dell’assicurazione sta diventando sempre più sensibile ai cambiamenti climatici e agli effetti degli stessi su scala mondiale.

ClimateWise, un gruppo di assicuratori e riassicuratori impegnati fortemente a ridurre gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, secondo la ricerca di PwC, ha rispettato quasi la totalità degli obiettivi che si era prefissato, fra cui riuscire a proporsi quale modello per l’analisi dei rischi.
L’unica nota negativa consiste nella possibilità di incorporare il cambiamento climatico all’interno delle strategie d’investimento.
infatti, lo stesso John Williams, partner del team londinese di PwC, ha dichiarato che “C’è stato relativamente poco progresso, anzi forse un passo indietro, nella considerazione che gli assicuratori hanno rispetto all’impatto del cambiamento climatico sui loro portafogli di investimento”.

Estensione del diritto di recesso anche per i contratti RC auto a distanza

Il 12 gennaio è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 15 dicembre 2011, n. 217 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2010), che, all’art. 5, comma 1, lettera b), modifica il Codice del consumo in materia di servizi finanziari a distanza.

In fatto di assicurazioni auto e contratti, la legge comunitaria ha abrogato una parte dell’articolo 67 “il diritto di recesso non si applica ai contratti di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti per i quali si sia verificato l’evento assicurato“.

L’abrogazione nasce dal fatto che, secondo la Commissione Europea, l’Italia non aveva recepito correttamente la direttiva n. 2002/65/CE, escludendo pertanto i contratti assicurativi a distanza dal diritto di recesso nel caso in cui si fosse verificato l’evento.

Il Governo Italiano ha cercato di difendere la propria posizione, sottolineando che in caso di concessione a recedere da un contratto di assicurazione dopo il verificarsi del sinistro, potrebbe aumentare a dismisura il verificarsi di comportamenti fraudolenti. Basti pensare al fatto che l’assicurato otterrebbe un rimborso totale a fronte di un premio proporzionato ai soli 15gg usufruiti prima del recesso.

Tuttavia anche nei contratti r.c. auto stipulati a distanza, il contraente avrà la possibilità di recedere nel termine di 14 giorni  dalla stipula del contratto, pur in presenza di sinistro.

In questi casi, l’impresa di assicurazione tratterrà la frazione di premio relativa al periodo in cui il contratto ha avuto effetto, ma gli indennizzi e le somme eventualmente corrisposte al danneggiato non risulteranno ripetibili.

Ania sulle misure per la liberalizzazione

Nell’ultimo comunicato stampa, L’Ania ha espresso la sua opinione riguardo le proposte del Governo in materia di liberalizzazione dell’RC Auto.
L’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici concorda con le misure adottate affinché “l’assicurazione rc auto venga considerata una priorità per interventi di riforma che producano effettivi vantaggi per i consumatori“, ma sottolinea che “la rc auto si liberalizza effettivamente solo estromettendo i costi impropri dei risarcimenti”.

Nella sua nota, l’Ania spiega che “gli interventi normativi da realizzare per ridurre i costi eccessivi dei risarcimenti, che sono alla base dei prezzi della polizza obbligatoria sono: il varo immediato della tabella unica nazionale per la valutazione dei danni gravi alla persona, il cui iter normativo è concluso da tempo; l’esclusione dai risarcimenti delle lesioni personali lievissime (es. colpo di frusta) non verificabili sulla base di riscontri medici strumentalmente assistiti; l’approvazione in tempi rapidi della legge, attualmente in discussione al Parlamento, che introduca un efficace sistema di contrasto alle frodi; la concreta attivazione di controlli massivi sui veicoli non assicurati, come consentito da una recente modifica del codice della strada“.

Queste sono quindi le sole misure che, secondo l’Ania, potranno portare il settore delle assicurazioni agli stessi livelli dei paesi europei.